Opera pia Gallio


«L'Opera pia Gallio fu fondata da Tolomeo Gallio l'8 giugno 1601, con atto notarile rogato a Roma dal notaio Gerolamo Fabrio de Trevio. Il cardinale di Como formalizzava così quanto già deliberato il 10 gennaio dello stesso anno presso Giovanni Battista Marchesi notaio di Como, ossia la donazione di 50.000 scudi pro subventione et auxilio pauperum et piorum locorum civitatis et districtus Comi, patriae suae dilectissimae» (C. Pinotti, L'Opera pia Gallio di Como: origine e funzionamento in epoca di "Ancien Régime", «Archivio storico della diocesi di Como», 7, 1996, pp. 421-433, pp. 421-422).
L'opera provvedeva alla distribuzione annuale di quindici doti per «zitelle povere» e di lire 2.400 per i poveri, principalmente «poveri vergognosi, persone di elevato livello sociale poi cadute in povertà e che quindi si vergognavano di essere considerate fra gli altri poveri».
Sei erano gli amministratori deputati alla conduzione dell'Opera: permanente il vescovo di Como e il primogenito maschio della famiglia Gallio, mentre gli altri quattro venivano scelti tra terne di nomi presentate rispettivamente dal capitolo della cattedrale, dai decurioni della città, dalla Compagnia della misericordia e dall'Ospedale maggiore.
Le riunioni si tenevano presso la sede del vescovo, o, in sua assenza, presso l'abitazione della famiglia Gallio.
«Benché sino all'estinzione della famiglia fondatrice le redini del Pio luogo venissero tenute dagli eredi del cardinale, il vero cuore dell'Opera pia fu la curia vescovile di Como», tanto che «le incombenze proprie del cancelliere saranno assunte dai vescovi comaschi».