Epistolario di Benedetto Odescalchi – papa Innocenzo XI


1661 set. 10 - 1684 giu. 10
 
308 carte
 
Produzione:
– Famiglia Erba-Odescalchi;
– Famiglia Albertoni.

 
Conservazione:
  • Famiglia Erba-Odescalchi, 1693 - 1872.
Nel 1693, alla morte di Antonio Maria Erba, destinatario di questo epistolario, le lettere furono
ereditate dal primogenito Alessandro Maria, consigliere segreto dello Stato di Milano. Da questi, sempre per via primogeniturale, passarono al figlio Luigi, principe di Monteleone, marchese di Mondonico, successivamente al figlio di quest’ultimo, Antonio Maria, morto nel 1832, e infine al figlio di Antonio Maria, Luigi.
Quest’ultimo, non avendo discendenti, consegnò l’epistolario al fratello Alessandro, principe di Monteleone e marchese di Mondonico (Epistolario innocenziano. Lettere del card. Benedetto Odescalchi e di Innocenzo XI° papa, a cura di Pietro Gini, Como, Società storica comense, 1977, Raccolta storica 12, pp. XX-XXI. D’ora in poi, Gini, Epistolario 1977).
  • Famiglia Albertoni, 1872 - 1943.
Nel 1872, Alessandro Erba, mentre si trovava moribondo in Ungheria presso il figlio Innocenzo, decise di donare «gran parte dell’archivio Erba-Odescalchi» alla sorella Amalia, moglie del conte Francesco Albertoni di Cremona, in modo che rimanesse in Italia1. Francesco e Amalia Albertoni trasmisero le lettere al figlio Alberto e questi, a sua volta, al figlio Boni (Gini, Epistolario 1977, p. XXI).
  • Curia vescovile di Como, 1943 - ca. 1990.
Nel 1943, Boni Albertoni, «tramite il cappellano della Rovella ad Agliate Brianza, dove gli Albertoni con la villa possiedono la cappella funeraria e l’archivio», offriva l’epistolario «in vendita al vescovo di Como, monsignor Alessandro Macchi», che, tramite il mecenatismo del commendatore Nullo Vincenzo Sala di Milano, «l’acquistava per la sala innocenziana del suo episcopio (Gini, Epistolario 1977, p. XXI).
  • Archivio storico della diocesi di Como, dal 1990 circa.
Per una migliore conservazione e per permettere la consultazione, in occasione dell’apertura al pubblico dell’Archivio storico della diocesi di Como, l’epistolario fu consegnato a don Saverio Xeres, direttore dell’Archivio.

 
L’epistolario è costituito da 145 lettere, così suddivise:
1) 133 lettere di Benedetto Odescalchi, nobile comasco che divenne cardinale nel 1645 e successivamente papa col nome di Innocenzo XI (21 settembre 1676 - 12 agosto 1689), scritte al nipote Antonio Maria Erba-Odescalchi;
2) 12 lettere relative alla famiglia Erba-Odescalchi.


1) Riguardo alle lettere di Benedetto Odescalchi, 82 risalgono al periodo del cardinalato, 51 a quello del pontificato.
Pietro Gini riassume così il contenuto di queste lettere: «Appartengono al genere familiare e privato», più precisamente, sono una «progressiva informazione degli incarichi di fiducia che lo zio cardinale e papa affidava al fido e capace nipote, senatore a Milano. Prevalgono stretti interessi di famiglia, affettivi ed economici; e tra questi emergono gli affari finanziari delle due Società Odescalchi di Genova e Venezia. Ora sono eredità da dividere o da regolare; ora legati da fondare e da perfezionare; ora elemosine da distribuire, specialmente ai monasteri disagiati o a zitelle sprovviste di dote in attesa di monacarsi; ora sono assunzioni segrete di informazioni, ora lamentele da riferire ai colpevoli; spesso sono annunci di morte, oppure vivi rallegramenti per la recuperata salute di un vecchio amico; né mancano particolari considerazioni sullo stato di salute di stretti parenti, per i quali [Benedetto Odescalchi] suggerisce specifici medicamenti e l’uso di certi “decotti”, molto in voga in quel tempo e nella sua famiglia; non infrequentemente informa il destinatario sul corso della stagione a Roma, sul freddo intenso, sul caldo precoce e asfissiante, sulle grandinate cadute nel Novarese, sui raccolti, ora abbondanti, ora miseri. Neppure mancano accenni a persone, fatti, avvenimenti di grande importanza per la Chiesa, per lo Stato pontificio, per le relazioni con altri Stati. Qua e là si colgono informazioni preziose sull’attività e la salute di Alessandro VII, Clemente IX e Clemente X, e sullo stesso cardinale Odescalchi e altri porporati, sugli ambasciatori e vescovi. Qualche volta, anche incidentalmente, il discorso tocca argomenti generali, come quando ventila suggerimenti amministrativo-politici a riguardo del disordine causato dal conio di monete false messe in circolazione, con pericolo di inflazione monetaria; quando annuncia, consolandosi, il sollievo delle città e di intere regioni all’arrivo del buon grano da lui inviato; quando richiama i diritti della Camera apostolica alla riscossione dei tributi doganali sul transito del sale, attraverso il Po, dall’Adriatico al Ducato di Milano, com’era contemplato nelle convenzioni con i re di Spagna. Notevole è l’interessamento del cardinale Benedetto per l’esecuzione artistica della statua di sant’Isidoro, da lui voluta per la cappella gentilizia degli Odescalchi in San Giovanni in Pedemonte, ed ora nel duomo di Como» (Gini, Epistolario 1977, p. VI).
Le lettere sono, per la quasi totalità, autografe di Benedetto Odescalchi, le restanti sono scritte o interamente dal segretario (presumibilmente Camillo Mugiasca, patrizio comasco, che fu coppiere dell’Odescalchi dal 1657 al 1689 e per diversi anni maestro di camera) oppure presentano sia la scrittura del segretario (generalmente la parte iniaziale), sia quella dell’Odescalchi (vedi le note di Pietro Gini all’inizio della trascrizione delle lettere in Gini, Epistolario 1977; P. Gini, L’epistolario innocenziano dell’episcopio di Como, in Conferenze innocenziane, Centro innocenziano di studi e propaganda, Como, 1958, pp. 4-5, 10).
Sono in ordine cronologico (nn. 1-135). Vi è un errore nella datazione della lettera n. 84, che risale al 1678 e non al 1677; quindi dovrebbe essere prima della lettera n. 83, datata 8 gennaio 1678.
L’ultima lettera (con il n. 148) del 2 dicembre 1673, secondo quanto riportato da Pietro Gini, «fu collocata, fuori numerazione, alla fine dell’epistolario, quasi fosse un autografo perduto, in quanto lo stato di conservazione della carta era estremamente compromesso» (Gini, Epistolario 1977, p. 203).


2) A conclusione dell’epistolario si trovano:
- 3 lettere di Livio Odescalchi, nipote di Benedetto, a «illustrissimo et eccellentissimo signore mio padrone colendissimo» (si tratta del suo procuratore, Gini, Epistolario 1977, p. 209) (lettere nn. 136-138);
- copia di una lettera di Innocenzo XI al conte Renato Borromeo in occasione del matrimonio tra il figlio Carlo e Giovanna Odescalchi, nipote del papa (lettera n. 139);
- lettera di Giovanni Agostino Caimi ad Antonio Maria Erba (lettera n. 142);
- lettera non firmata ad Antonio Maria Erba riguardante una petizione della Scuola di Sant’Ambrogio ad Nemus in Milano (lettera n. 144);
- 6 «lettere - promemoria di don Livio Odescalchi, da Roma, non datate, destinate al cugino senatore Antonio Maria Erba, ricche di notizie ed informazioni romane, di ambasciate e risposte verbali di Innocenzo XI, relative agli affari di Genova e di Venezia, ad avvenimenti di casa Odescalchi, nonché brevi accenni a particolari situazioni della Chiesa e dello Stato pontificio, o a personali atteggiamenti e giudizi di alti personaggi, tra i quali il cardinale Gregorio Barbarigo, vescovo di Padova, ora santo» (Gini, Epistolario 1977, p. 210) (lettere nn. 150-155).


Le lettere furono collocate all’interno di un album2 prima della cessione al vescovo di Como Alessandro Macchi, nel 1943, mentre si trovavano o presso gli ultimi eredi della famiglia Erba oppure presso la famiglia Albertoni, tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento. Vennero inserite prima tutte quelle di Benedetto Odescalchi, in ordine cronologico (ad eccezione della lettera del 2 dicembre 1673, come detto sopra), poi quelle relative alla famiglia Erba-Odescalchi.


Integrità: Mancano le lettere nn. 45 (6 agosto 1672), 62 (9 dicembre 1673), 129 (27 giugno 1682), acquistate da Alessandro Erba Odescalchi, residente a Stoccolma, prima che l’ultimo proprietario, Boni Albertoni, le cedesse al vescovo di Como; copia delle lettere, però, fu inviata a Pietro Gini, che le trascrisse nella pubblicazione dell’epistolario (Gini, Epistolario 1977, pp. XXI-XXII). Stando alla numerazione presente sull’album, risultano senza documenti anche le pagine 140, 141, 143, 145-147, 149: Pietro Gini, però, non segnala la mancanza di altre lettere.

 
Fruizione
Bibliografia:
Epistolario innocenziano. Lettere del card. Benedetto Odescalchi e di Innocenzo XI° papa, a cura di P. Gini, Società storica comense, Como, 1977;
P. Gini, Epistolario innocenziano, in «Periodico della Società storica comense», XXXVI (1947), pp. 77-78;
P. Gini, L’epistolario innocenziano dell’episcopio di Como, in Conferenze innocenziane, Centro innocenziano di studi e propaganda, Como, 1958, pp. 1-16;
Notizie biografiche e lettere di papa Innocenzo XI, a cura di G. Colombo, Collegio degli Artigianelli - Tipografia S. Giuseppe, Torino, 1879.
1 Precedentemente, sempre Pietro Gini scrisse che le lettere «furono sempre conservate nell'archivio Odescalchi, finché la marchesa Amelia Erba-Odescalchi, figlia del marchese Antonio, principe di Monteleone, sposando nel 1823 il conte Albertoni di Cremona, portò seco l'epistolario in parola» (P. Gini, Epistolario innocenziano, in «Periodico della Società storica comense», XXXVI, 1947, pp. 77-78, p. 78). La discrepanza, quindi, riguarderebbe la conservazione dell'epistolario presso l'Archivio Erba-Odescalchi fino al 1823 oppure fino al 1872.
2 In occasione del restauro del 2006, per motivi di conservazione, le lettere sono state tolte dall’abum – che si conserva a parte – e collocate in una scatola.